Istituzione Biblioteca Malatestiana

Mercoledì 12 ottobre 2005
"SANTI DI CASA NOSTRA"

intervengono:
Mons. Antonio Lanfranchi
(Vescovo di Cesena-Sarsina)

Giordano Conti
(Sindaco di Cesena)

Don Piero Altieri
(Direttore Corriere Cesenate)

PADRE GUGLIELMO GATTIANI
UN CAPPUCCINO FRATELLO DI TUTTI
(1914-1999)

 

Frate cappuccino per 69 anni e sacerdote per 61 anni

Dal 1946 al 1964 è stato maestro dei novizi a Cesena: diciotto anni dedicati alla formazione dei giovani religiosi, con quell'austerità, prima con se stesso, e con quello spirito di preghiera, sostanziato di teologia e spiritualità, che lo hanno reso un modello oltre che un maestro.

Le "penitenze", che le costumanze del tempo prevedevano, venivano fatte da lui per primo e poi presentate ai novizi con uno stile che le rendeva gioiosamente accettabili.

Dal 1964 padre Guglielmo, non più maestro, resta a Cesena come padre spirituale dei novizi, delle monache Cappuccine, di numerosi sacerdoti e laici fino al 1980, quando i superiori lo invieranno a Faenza nel santuario del SS.mo Crocifisso dove resterà fino alla morte.

Il funerale si è svolto il 18 dicembre a Faenza, presieduto dai vescovi di Faenza, Città di Castello e Cesena, con grande partecipazione di religiosi, sacerdoti e fedeli. È sepolto nella tomba dei Cappuccini nel cimitero di Faenza.

La fede

È vedere tutto alla luce dell'esistenza e della Provvidenza di Dio; è vedere le cose dal punto di vista di Dio; è vedere e sentire le cose come le vede e le sente Dio. 

Stando accanto per anni o per qualche minuto a padre Guglielmo, si avvertiva subito che egli vedeva e sentiva le cose in questa maniera, che lui viveva alla presenza di Dio e che alla luce di Dio poneva tutto il resto.

Lo si avvertiva quando celebrava la Messa, quando confessava, quando pregava, quando predicava, quando "faceva la conferenza" a noi novizi, quando leggeva e meditava la parola di Dio; ma anche nella quotidianità, quando leggeva il giornale, quando lavorava, quando camminava, quando parlava di qualsiasi cosa: nelle sue parole, nei suoi atteggiamenti, nel suo volto, nei suoi occhi si avvertiva il riflesso della viva presenza di Dio.

Questo grande principio ermeneutico per la Parola di Dio e per la vita quotidiana padre Guglielmo l'ha assimilato da Francesco d'Assisi (cfr. la sua Ammonizione I che parla della viva presenza del Signore nella Parola, nell'Eucaristia, presenza da cogliere con gli occhi della fede).

La fede va nutrita di preghiera e di contemplazione. Padre Guglielmo, oltre ad essere fedelissimo all'intenso orario di preghiera della fraternità, rubava per essa altro tempo al sonno. È lui stesso a parlarne con umile leggerezza e sdrammatizzante umorismo:

"La sera mi ritiro nella cappella dell'adorazione a pregare col rosario e poi con vespro e compieta. Guai se mi metto seduto o in ginocchio o con la faccia per terra: ci rimango immobile per il sonno e faccio l'una o le due di notte! Altro che pregare: sono specialista nel dormire! Però mi pare un paradiso svegliarmi e pregare così un altro po' davanti al Signore. C'è chi ha bisogno di pillole per dormire: io non riesco a stare sveglio. Il peggio è che non ho ancora imparato a pregare: il mio pregare è tutto un balbettare, un vaneggiare, un dormire!".

 

Padre Guglielmo fece riprodurre fotograficamente una ceramca di Luca della Robbia che rappresenta Maria al momento dell'annunciazione mentre è intenta alla lettura della Sacra Scrittura: amava molto questa immagine, dove ritrovava la fede e la disponibilità di Maria, la Parola di Dio e il mistero dell'Incar­nazione.

La carità

 

Dalla contemplazione empatica e amorosa del Crocifisso e delle sue sofferenze per amore nostro, padre Guglielmo ha imparato a vedere, a sentire, a condividere e a curare le sofferenze di tanti fratelli, incoraggiato, in questo cammino da quell'altro grande santo cappuccino che è stato San Padre Pio da Pietrelcina.

Di giorno ascoltava le sofferenze degli uomini e di notte le offriva a Dio.

E la sua giornata di ascolto iniziava alle 6 e terminava a mezzanotte, perché quando la chiesa veniva chiusa alle 19.30, subito dopo una rapida cena, era a disposizione per l'ascolto telefonico fino a mezzanotte.

Quando finalmente staccava il telefono, iniziava a pregare, presentando a Dio le sofferenze di quanti aveva incontrato e ascoltato.

"Per me è una gioia grande accogliere tutto il giorno le persone, accogliere il fardello di preoccupazioni e di sofferenze, a volte le terribili tragedie da lacrime di sangue dei fratelli. E prego con loro e per loro, cercando di valorizzare la parola di Dio: Venite a me e vi consolerò".

Amava ripetere a tutti le parole di Gesù: "Non sia turbato il vostro cuore" e a chi aveva qualche difficoltà a perdonare, suggeriva: "Affida al Signore la giustizia, tu accumula sul capo del tuo avversario carboni accesi di bontà".

Era davvero una processione continua di gente che andava da padre Guglielmo nella cappella del Crocifisso di Faenza: gente di ogni estrazione sociale e di ogni livello culturale. Non era facile distinguere la fede dalla superstizione. In comune tutte queste persone avevano il cuore pieno di sofferenza e il bisogno di qualcuno con cui confidarsi e sfogarsi.

Padre Guglielmo non riusciva a dire di no ad alcuno; quando era tempo di chiudere la chiesa, che fatica facevano i confratelli a dire alla gente: "Il padre ora deve venire a pranzo".

Lui non l'avrebbe mai detto. Lui lasciava che il suo tempo fosse gestito dal donarsi agli altri. E questo poteva creare qualche piccolo problema di orario.

La battuta che i frati si scambiavano tra loro a Faenza era questa: "E difficile vivere da santi, ma anche vivere con i santi...".

E anche lui sorrideva scuotendo la testa.